Cronologia degli eventi

mercoledì 29 dicembre 2010

Occupazione dell'Albania

L'accelerazione di Hitler in Cecoslovacchia provoca da noi la paura di perdere in Europa orientale quelle piccole fette di influenza che ci eravamo così duramente conquistate nel tempo (oltre al protettorato virtuale sull'Albania poi non erano molte, una Savoia in Bulgaria, qualche isola nell'Egeo e normali rapporti con qualcun'altro, Grecia esclusa). A dir la verità della nostra influenza non se ne era accorto nessuno. All'epoca del primo grande conflitto avevamo messo in salvo corte e esercito Serbo, salvaguardato i confini dell'Albania e della stessa Grecia che poi neanche ci ringraziarono. La moglie montenegrina del Re aveva anche perso il regno. Le potenze vincitrici, non noi, ci avevano promesso ulteriori zone di influenza in Turchia e a suo tempo addirittura nella caucasica Georgia Russa, ma dalla Cecoslovacchia (pure aiutata) ci avevano sloggiato i francesi (che a influenza erano più malati di noi). Lo spagnolo Franco, nel '39, al di là di un -grazie, non ho soldi per pagarvi ora- non era andato. Ma torniamo all'Albania. A fine grande guerra le minacce al piccolo stato per i problemi irrisolti di confine etnico nella Ciamuria greca (di etnia misto-albanese) si inasprirono. La cosa strana però è che era l'Albania a minacciare i più grossi vicini. Gli albanesi rivendicavano anche il Kossovo serbo ( con forte presenza albanese ) inglobato nel nuovo regno Serbo-Jugoslavo e a dir la verità un pezzo di Montenegro e di Macedonia sempre serbi ma sempre bietnici. Per gli albanesi, a maggioranza mussulmana, lo schieramento anti-tedesco del 1915 era stato un incidente di percorso da non ripetere. Le occasioni di attrito coi vicini, ex alleati, quindi non mancavano e non mancheranno. Sul trono di Albania sedeva da alcuni anni Re Zog, ex presidente della Repubblica autoproclamatosi Re e novello sposo di Geraldina d'Ungheria in dolce attesa di un figlio. Alessandro (Leka, tutt'ora vivente e pretendente al trono), nascerà il 5 aprile 1939 in un brutto momento. Fra le pochissime ricchezze di questo paese si favoleggia quella del petrolio che aihmè resterà appunto favola. L'Anic, nonostante la antieconomicità costruirà qui due raffinerie. Dal sottosuolo esce una mistura strana lontana parente del petrolio, solo gli italiani riescono ad usarla (cattivi petroli, oli e catrami). Il problema è l’alto contenuto di zolfo del petrolio albanese, che richiede l’adozione di particolari processi di raffinazione ed elevati investimenti. Contatti che Zog avrebbe avuto con gli Inglesi e i soliti Francesi ( anche a loro andava imputata la nostra vittoria "mutilata" nella grande guerra e le beghe nei Balcani e nell'est Europa ) fecero propendere Mussolini per un azione mirata di forza tesa ad assicurarsi anche militarmente il territorio. L'Albania era stata chiamata il Belgio Italiano per un analogo compromesso economico con la Francia. L'Asse Roma Berlino, in quel momento più che un asse stabile sembrava un dondolo. I tedeschi le loro intenzioni le annunciavano a decisione presa o peggio a partita chiusa, tanto erano veloci. Dopo l'Anschluss dell'Austria, da noi dolentemente riconosciuto, e quello della Cecoslovacchia si ritenne quindi necessario rispolverare il vecchio piano di annessione. Uno schema pacifico di protettorato "pesante"con relativo ultimatum venne sottoposto in fretta e furia a Re Zog il 25 marzo 1939. Noi le nostre rivendicazioni le palesavamo pubblicamente, con relativo anticipo, poi ci rodevamo del sospetto che qualcuno volesse guastarci la festa. Lo stesso ambasciatore albanese Seregi in transito a Bari si accorge della concentrazione di soldati pronti a partire per invadere il suo paese. La campagna "militare" d'Albania del 39 nasceva quindi tanto raffazzonata che tutto il resto ne fu conseguenza. L'aerotrasporto organizzato consistette nel caricare soldati su bombardieri, finanche nelle stive delle bombe e senza armamenti pesanti. La nafta sbarcava nei porti dove serviva la benzina e viceversa. Il comandante in capo designato Guzzoni* seppe dell'operazione non più di una settimana prima, confidenzialmente, da un alto ufficiale in stazione a Padova. L'ordine di sbarco dei reparti venne a volte alterato cosicché chi doveva effettuare solo occupazione e controllo del territorio finiva in prima linea. I fondali scelti nei porti non corrispondevano al pescaggio delle navi. 50 anni dopo un'altra ammiraglia italiana vi si arenerà di nuovo. La fretta e la segretezza con cui circondammo l'avvenimento fecero passare in second'ordine i guai dopo la relativa facilità della campagna. La frammentazione del corpo di spedizione (22.000 uomini) venne effettuata con organici costituiti da richiamati non a conoscenza degli ultimi apparati tecnici introdotti (radiotelegrafisti) e, come nel caso dei bersaglieri, distolti dalle loro abituali occupazioni solo dieci giorni prima o di leva impreparati. Erano anche stati presi a battaglioni qui è là da 12 reggimenti diversi un pò per dare il lustro della conquista a tutti e un pò per mettere insieme la gente più esperta. La dislocazione di 4 teste di ponte (sbarchi) a fronte di una pur piccola resistenza avrebbe costituito un serio problema. Ma questa non era la Normandia. Composizione delle colonne e relativi comandi (fra parentesi i reggimenti di appartenenza):

- Colonna 1 (Colonnello Scattini-San Giovanni di Medua; Obbiettivo: Scutari)
3º, 5° Btg. (8° rgt.), 28° Battaglione Bersaglieri del 9° rgt.
Due Compagnie del Battaglione di Marina "San Marco"
- Colonna 2 (Generale Messe; Durazzo; Obbiettivo: Tirana)
2º, 17° Btg. (2° rgt.), 10° (7° rgt.), 14° (5° rgt.), 27° Battaglione Bersaglieri (11° rgt.)
1º Battaglione del 47º Reggimento Fanteria
8º Battaglione Carri Leggeri
10º Battaglione Carri Leggeri
1º Battaglione Granatieri (su Tirana via aerea dopo la conquista della città)
2º Battaglione Granatieri (come il 1º Battaglione)
Una Batteria da 65/17mm, una Batteria Antiaerea
- Colonna 3 (Colonnello Bernardi; Valona; Obbiettivo: Fieri)
1º (1° rgt.), 16° Battaglione Bersaglieri (10° rgt.)
40º, 76° Battaglione Camicie Nere
- Colonna 4 (Colonnello Carasi; Santi Quaranta; Obbiettivo: Argirocastro)
20º (3° rgt.), 33° Battaglione Bersaglieri (11° rgt.)
3º Gruppo Carri Veloci "San Giorgio"

In Albania non si va per terra via litoranea, poiché la costa è paludosa e malarica, e quindi non ci si sostiene l'un l'altro. In Albania si risalgono verso l'interno quei fiumi che diventeranno tristemente famosi. L'esercito di linea albanese, valutato più numeroso del nostro, non oppose che sporadica resistenza. Allora come adesso, nella situazione in cui erano, non potevano che migliorare. L'unica colonna veramente impegnata fu la prima del primo scaglione che puntava da Durazzo su Tirana (capitale nell'interno). Lo sbarco avvenne alle 5,25 del 7 aprile. Alle 10,10 del 9 aprile Tirana era occupata. Re Zog e figlio Leka riparavano in Grecia. L'operazione denominata O.M.T era costata 12 morti e 81 feriti. Dopo l'assicurazione ai paesi confinanti che l'impresa era finita lì, il 12 aprile un'assemblea collaborazionista (costituita ad hoc) destituiva Re Zog. Il 16 Aprile Vittorio Emanuele III accettava ufficialmente la corona d'Albania. Gli venne in mente di visitare il suo regno nel 1942 e per poco non lo uccidono. Della durezza di quelle terre e di quelle genti avremo modo di scoprirlo 18 mesi dopo quando muoveremo guerra alla Grecia e 4 anni dopo, ma questa è già un'altra storia.

* Alfredo Guzzoni: Nasce a Mantova il 12 aprile 1877. Dopo la Scuola di Guerra partecipa al conflitto Libico e quindi alla Grande Guerra come Capo di S.M. nella 7 e 11a divisione. Nel 1918 diviene Capo di S.M del 3° C.d.A. Nel 1930, promosso Generale va a comandare una brigata Alpina. Passa quindi alla Accademia Militare di Modena e alla Divisione Granatieri. E' Governatore dell’Eritrea per un breve periodo (1935) e nel 1939 comanda il Corpo d spedizione in Albania (operazione OMT). Allo scoppio del Conflitto è ai vertici della IV armata sul fronte Alpino Francese. Ricopre la carica di sottosegretario di stato alla guerra e sottocapo di S.M. finchè Cavallero rimane in Albania. Dal 1942 comanda la VI armata in Sicilia e la comandava anche quando gli americani sbarcarono. Viene sollevato dall'incarico quando le truppe Italiane collasseranno ai primi d'Agosto del 1943. Dopo l'8 settembre viene arrestato nella R.S.I. come traditore. Scampa al plotone d'esecuzione grazie ai tedeschi. Moriìrà a Roma nel 1965.

Il regno che Vittorio Emanuele III si apprestava ad aggiungere personalmente alla sua corona, come diceva lui stesso, era una terra con quattro sassi, impercorribile, fangosa, malarica e con montagne dove la semplice vita era un rischio.
I reggimenti bersaglieri presenti erano reggimenti di formazione poiché hanno tutti un solo battaglione mobilitato ( il solo 2° ne ha due ). Su 12 battaglioni 9 sono ciclisti. Il reparto comando quindi anche se preso da un reggimento ha giurisdizione su organici di diversi reggimenti (1.2.3.5.7.8.9.10.11.12?) Il battaglione misto è quello che inquadrava la compagnia carri veloci L3 della prima colonna del Gen. Messe (2° e 5°). La compagnia carri verrà poi soppressa in questi reggimenti a fine campagna per passare agli L6 e alle autoblindo. I reggimenti 5-7-8-9-12, inquadrati nelle divisioni Corazzate e Motorizzate, lasceranno definitivamente le biciclette (dopo 40 anni ) per le moto e gli autocarri. Erano inoltre presenti aliquote di fanteria (47°-48° fanteria), Camicie nere (3 Btg), VIII e X carri L, Cavalleria corazzata S. Giorgio, Btg. Grado del S. Marco di fanteria di marina artiglieria e servizi.

Tra i pochi bersaglieri caduti la Medaglia d'Oro BOMBIG RICCARDO
Bombig, nato a Pola nel 1913, consegue il diploma di ragioniere ed entra subito nella Accademia di Militare di Modena nel 1933 per il brevetto di sottotenente. Assegnato all'8° Bersaglieri viene promosso tenente 5 anni dopo alla vigilia della partenza per l'Albania. Sbarca a S. Giovanni di Medua col III battaglione complementi e viene ben presto coinvolto con la sua compagnia in scontri a fuoco. Per tentare il passaggio del ponte della Brinassa, minato e interrotto si lancia con alcuni volontari oltre il manufatto, potentemente difeso da mitragliatrici. Viene colpito a morte e spira poco dopo. Scutari 8 aprile 1939.


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