Cronologia degli eventi

lunedì 24 gennaio 2011

Compiègne Il vagone della vendetta


Hitler a colloquio con i suoi generali
prima della firma dell'armistizio

Il secondo armistizio di Compiègne fu siglato alle 18:50 del 22 giugno 1940 dalle delegazioni francesi e tedesche; esso pose fine alle ostilità tra la Francia e il Terzo Reich iniziate dopo l’invasione tedesca della Polonia. A seguito della firma di quest’armistizio, il territorio francese venne diviso in due parti: la parte settentrionale e le coste atlantiche vennero occupate militarmente dalla Wehrmacht; la parte centro-meridionale restò invece sotto il controllo di un nuovo governo francese formalmente indipendente dai tedeschi. I territori dell’Alsazia e Lorena, annessi dalla Francia dopo la fine della prima guerra mondiale, furono nuovamente sottoposti al controllo diretto del governo tedesco, entrando a far parte integrante del Terzo Reich

La resa francese

Già prima della caduta di Parigi (il 14 giugno 1940) numerosi ambienti politici e militari spinsero affinché il governo francese, nel frattempo ritiratosi a Bordeaux, siglasse una pace separate con la Germania. Il 7 giugno il Maresciallo Maxime Weygand, a capo dell’esercito francese, consigliò al governo francese di firmare al più presto un armistizio, affermando che “la battaglia della Somme è perduta” [1]. Il primo ministro francese in carica, Paul Reynaud, era però contrario a qualsiasi resa, dichiarandosi invece disposto a combattere senza sosta fino alla sconfitta dei tedeschi. Tuttavia la situazione militare era ormai disperata; ciò diede peso alle pressioni degli ambienti militari sempre più favorevole a una resa.
Per impedire tale resa, il primo ministro inglese Winston Churchill propose agli alleati la creazione di un’unione anglo-francese che avrebbe dovuto fronteggiare i tedeschi. Il gabinetto francese discusse la proposta di Churchill e la bocciò a maggioranza. A causa di questa bocciatura, Paul Reynaud fu costretto alle dimissioni, ponendo così le basi per la resa definitiva ai tedeschi. Al suo posto venne nominato l’anziano Maresciallo Philippe Pétain, assai più incline a porre fine alla guerra.
Il 20 giugno il Maresciallo Pétain annunciò alla nazione la decisione di chiedere un armistizio ai tedeschi con questo discorso: Francesi! Ho pregato il nemico di sospendere le ostilità. Il governo ha nominato ieri i plenipotenziari incaricati di accogliere le condizioni dei nemici. Ho preso questa decisione così grave per il cuore di un soldato perché ci è stata imposta dalla situazione militare. Noi speravamo di poter offrire resistenza sulla linea della Somme e dell’Aisne. Weygand stava procedendo al raggruppamento delle nostre forze armate. Il suo stesso nome era garanzia di vittoria. Ma la linea ha ceduto alla pressione nemica e le nostre truppe sono state costrette a ritirarsi. La richiesta dell’armistizio era inevitabile sin dal 13 giugno. La sconfitta vi sorprende. Voi pensate al 1914 e al 1916 e ne ricercate i motivi. Ve li indico io stesso. Il 1º maggio 1917 noi avevamo ancora sotto le armi 3.280.000 uomini, sebbene noi avessimo già alle spalle tre anni di lotta sanguinosa. Alla vigilia dell’attuale battaglia le nostre forze contavano 500 mila uomini in meno. Nel maggio del 1918 combattevano 85 divisioni inglesi, nel maggio 1940 erano, viceversa, solo 10. Nel 1918 avevamo l’appoggio di 58 divisioni italiane e 42 americane. La nostra inferiorità in fatto di munizioni era ancora maggiore di quella in uomini. L’aviazione francese era rispetto a quella nemica in un rapporto di 1 a 6. Troppo pochi uomini, troppe poche armi, troppo pochi alleati, ecco i motivi della nostra sconfitta. Il popolo francese non contesta di avere subito una sconfitta. Ogni popolo ha conosciuto successi e insuccessi. Nel modo di reagire ad essi si riconosce la sua debolezza o la sua grandezza. Trarremo la lezione della lotta che abbiamo perduto. Da quando abbiamo vinto la cupidigia ha cacciato via lo spirito di sacrificio. Abbiamo chiesto più di quanto abbiamo meritato. Volevamo sottrarci agli sforzi. Ora siamo stati sopraffatti dalla calamità. Sono stato con voi nei giorni della gloria. Come capo del governo sono e rimango con voi anche nei giorni di lutto. Resistete con me, la lotta rimane la stessa. Ne va della Francia, del suolo della Francia e dei suoi figli.

La scelta di Compiègne
Quando Hitler ricevette notizia dell’intenzione del governo francese di negoziare un armistizio, scelse immediatamente la zona di foresta vicino a Compiègne come sede per le trattative: qui infatti si erano svolte le trattative e fu firmato l’armistizio del 1918 che pose fine alla prima guerra mondiale. Tale armistizio fu sempre considerato dai nazionalisti tedeschi come un’onta da vendicare il prima possibile; pertanto la scelta di questo luogo per l'accettazione della resa francese aveva per i tedeschi un forte significato simbolico.
Su precisa disposizione del Führer, inoltre, le delegazioni francesi e tedesche si sarebbero dovute incontrare nello stesso vagone ferroviario utilizzato nel 1918 all’atto della resa tedesca. A tale scopo il vagone fu portato fuori dal museo dove era stato collocato e preparato per lo svolgimento delle nuove trattative.
La scelta di una simile collocazione aveva per i tedeschi un forte significato simbolico; tale significato emerge in modo chiaro dal testo del Preambolo alle condizioni d'armistizio tedesche, preparato da Hitler e di cui diede lettura il colonnello generale Wilhelm Keitel. In quel testo, infatti, si afferma che proprio da quel vagone ferroviario l’11 novembre 1918 emanarono il disonore, le umiliazioni e le sofferenze che avevano afflitto la Germania dopo la Grande guerra. La firma in quel luogo aveva dunque (per Hitler e per i militari tedeschi) il gusto di una rivincita che attendevano da anni

Il Preambolo tedesco
La delegazione tedesca si presentò al tavolo delle trattative con la ferma intenzione di fare accettare ai francesi dure clausole armistiziali, che a loro giudizio avrebbero riparato ai torti subiti dalla Germania dopo la prima guerra mondiale. Sedendosi al tavolo delle trattative, il colonnello generale Keitel diede lettura di un Preambolo che ben chiariva il punto di vista nazista circa gli avvenimenti degli ultimi anni. Si tratta di un documento dall’alto contenuto propagandistico e ideologico (che ad esempio afferma che “senza motivo alcuno” Francia e Gran Bretagna hanno dichiarato guerra nel 1939), ma che tuttavia aiuta a chiarire non solo taluni aspetti dell’ideologia nazista, ma anche gli obiettivi militari che il Terzo Reich si poneva con la firma dell’armistizio. Questo il testo del Preambolo: Nel novembre del 1918 le forze armate tedesche hanno deposto le armi confidando nelle assicurazioni date al Reich tedesco dal presidente americano Wilson e confermate dagli alleati. Si concludeva in tal modo una guerra che il popolo tedesco e il suo governo non avevano voluto e nella quale nonostante la loro enorme superiorità i nemici non erano riusciti a trionfare decisamente sull’esercito tedesco, sulla marina o sull’aviazione tedesche. Ma la violazione delle promesse solennemente date ebbe inizio all’atto stesso dell’arrivo della commissione d’armistizio tedesca. Cominciò così l’11 novembre 1918 in questo stesso treno il calvario del popolo tedesco. Ebbero così inizio da qui tutto il disonore e l’umiliazione, le sofferenze umane e materiali che potevano essere inflitte a un popolo. Violazione della parola e spergiuro congiurarono contro un popolo che dopo un’eroica resistenza durata oltre quattro anni aveva ceduto solo all’unica debolezza di prestar fede alle promesse di uomini di Stato democratici. Il 3 settembre 1939 – a venticinque anni dallo scoppio della guerra mondiale – Inghilterra e Francia senza motivo alcuno hanno nuovamente dichiarato guerra alla Germania. Ora è venuta la decisione delle armi, la Francia è vinta, il governo francese ha pregato il governo del Reich di rendergli note le condizioni tedesche per un armistizio. Il fatto che per ricevere queste condizioni sia stata scelta la storica foresta di Compiègne si deve alla volontà di estinguere una volta per sempre, con questo atto di giustizia riparatrice, un ricordo che per la Francia non è certo una pagina di gloria della sua storia e che dal popolo tedesco fu avvertito come l’onta più profonda di tutti i tempi. La Francia è stata sconfitta ed è crollata dopo un’eroica resistenza in un’unica sequenza di sanguinose battaglie. Non perciò la Germania si propone di conferire alle condizioni o ai negoziati d’armistizio caratteri d’oltraggio all’indirizzo di un nemico valoroso. Scopo delle richieste è: 1. impedire una ripresa della lotta; 2. offrire alla Germania tutte le garanzie per la continuazione della guerra contro l’Inghilterra alla quale essa è costretta; 3. creare le premesse per la formazione di una nuova pace, il cui contenuto essenziale sarà la riparazione dell’ingiustizia arrecata con la forza al Reich tedesco.

La firma
La delegazione francese, guidata dal generale Charles Huntziger, iniziò le trattative con l’obiettivo di rendere il meno dure possibili le clausole armistiziali per la Francia. Tuttavia l’atteggiamento tedesco fu irremovibile: se avessero voluto la fine delle ostilità, i francesi avrebbero dovuto accettare tutte le condizioni senza obiezioni. I rappresentanti francesi, date la disperata situazione militare, non ebbero altra scelta che firmare l’armistizio.
La firma avvenne alle 18:50 del 22 giugno 1940 all’interno del vagone ferroviario in cui fu firmato il precedente Armistizio di Compiègne nel 1918. Hitler prese posto sulla stessa sedia sulla quale nel 1918 il Maresciallo Ferdinand Foch ricevette i tedeschi sconfitti; dopo la lettura del Preambolo, però, lasciò la carrozza, come ultimo gesto di spregio verso il nemico. A firmare per la parte tedesca fu il colonnello generale Keitel a nome dell’Alto comando delle forze armate

I termini di resa
Le clausole armistiziali imposte dai tedeschi furono estremamente onerose. In sintesi questi erano i punti principali su cui si fondava l’accordo di armistizio:
le unità francesi ancora combattenti si sarebbero dovute arrendere senza condizioni;
per salvaguardare gli interessi logistico-militari del Terzo Reich, ancora in guerra con la Gran Bretagna, tre quinti del territorio francese nord-occidentale finirono sotto occupazione tedesca, così da permettere alla Kriegsmarine l’accesso ai porti atlantici e sul Canale della Manica;
il resto del territorio veniva lasciato sotto il governo di un nuovo Stato francese (État Français), che avrebbe avuto sede a Vichy fino alla negoziazione di un trattato di pace;
tutti i costi legati all’occupazione militare della Wehrmacht (circa 400 milioni di franchi francesi al giorno) sarebbero stati caricati alla Francia;
le forze armate francesi dovevano essere disarmate e disciolte;
tutto il materiale bellico catturato dai tedeschi o che fosse rimasto nella parte di territorio sotto occupazione sarebbe rimasto nelle mani della Wehrmacht;
per il mantenimento dell’ordine, fu autorizzata la costituzione di un nuovo esercito francese, i cui componenti non potevano superare le 100.000 unità;
tutti i prigionieri di guerra francesi sarebbero rimasti in mano tedesca fino alla fine delle ostilità con la Gran Bretagna.
Il cessate il fuoco entrò in vigore alle 0:35 del 25 giugno 1940. In quel momento terminò ufficialmente la Campagna di Francia.

Firmatari
Per la Francia: generale Charles Huntziger

Per il Terzo Reich: generale Wilhelm Keitel


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